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Vecchio 11-11-2016, 07:46   #1
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GeorgiaGee
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Predefinito Esito visita Nutrizionista + esempio dieta Barf per IRC

Ecco il riassunto della mia prima visita con il nutrizionista.
Consulto per cambio alimentazione, da industriale a casalinga, per un gatto di 8 anni con Irc stage 1/2.

Il nutrizionista mi e' sembrato molto competente, si esprime con calma e precisione e dimostra coerenza nel consigliare dieta e modalità di assunzione. Fa domande precise e dettagliate sia sulle abitudini alimentari del gatto sia sul carattere e sul comportamento in genere (nella fattispecie su eventuale aggressività del felino, spesso indice di patologie) e si informa sull’anamnesi (nel nostro caso episodi di tosse, dermatiti oltre che, ovviamente, alla patologia renale e tiroidea). Ribadisce l’importanza di una dieta il più possibile naturale e preferibilmente cruda, in contrapposizione al cibo industriale, e rimanda a svariate relazioni mediche sulla salute dei gatti alimentati con diete BARF in contrapposizione con la casistica patologica dei gatti alimentati con cibo industriale. Purtroppo la maggior parte dei veterinari, per interessi personali (sappiamo bene come le aziende premino chi vende i loro prodotti, esattamente come le case farmaceutiche ricompensano i dottori che prescrivono i loro farmaci) consiglia il cibo industriale spacciandolo per sano. Di fatto esiste invece una stretta correlazione fra la qualità dell’alimentazione tout court e la salute del gatto (il che è logico, dal momento che siamo ciò che mangiamo) al punto che la maggior parte delle patologie (renali, urinarie, tiroidee nonché dentali – ad esempio il tartaro, come nel nostro caso) sono da ricondursi ad un’alimentazione scorretta di tipo industriale. Nel nostro caso è probabile che l’80% dei suoi problemi renali (IRC e funzionalità compromessa) siano dovuti all’alimentazione e che solo il passaggio ad un’alimentazione sana possa scongiurare un ulteriore peggioramento.

In linea generale, la dieta cruda è preferibile non solo perché affine a quella che il gatto seguirebbe in natura, ma anche – e forse soprattutto – perché più sana, dal momento che cottura, additivi e conservanti danneggiano la qualità dei nutrienti. Se proprio si deve cuocere il cibo, al massimo è consigliabile scottarlo per breve tempo, per lasciare inalterati i nutrienti. Cotture prolungate e/o ad alte temperature (con aggiunta di grassi o condimenti) sono da evitarsi. Inoltre il cibo non solo dovrebbe essere crudo ma anche fresco, ossia non confezionato, anche perché esiste una stretta correlazione tra l’alluminio utilizzato per le scatolette di cibo e l’insorgere di patologie tiroidee. Non di meno, nei casi in cui sia impossibile per ragioni oggettive e/o pratiche alimentare il gatto con cibo fresco, è comunque possibile, come il minore dei mali, ricorrere a cibo crudo industriale di marche di provata affidabilità quali ad esempio l’Animal Star, Natural Code, etc... Essenziale in questo caso prestare la massima attenzione a quanto indicato – o eventualmente non indicato – sulle etichette e diffidare assolutamente da marche che non indichino il contenuto in maniera specifica o che indichino un contenuto di cibo di qualità inferiore a determinate percentuali (il classico 4% di carne e il resto nessuno sa cosa che si trova sulle più comuni scatolette).

La dieta che consiglia consiste in prevalenza di tagli freschi di carne (manzo, vitello, pollo, maiale, interiora…) da somministrare preferibilmente crudi (con l’eccezione del maiale, che va cotto per evitare malattie) e, in misura minore (1 sola volta a settimana a causa dell’alto contenuto di fosforo) di pesce, crostacei e molluschi. Il pesce a rigorosamente abbattuto in congelatore per almeno 96 ore per prevenire il rischio di malattie mentre NON è necessario farlo per la carne. Per un gatto di 5 chili come il nostro, la dose ideale di cibo di fonte animale è di circa 130 grammi al giorno.

A questo di aggiungono le verdure, da frullare, sempre sperando che il gatto le gradisca (non è consueto) in quantità non superiore ai 10 gr/giorno.

E’ altresì prevista l’integrazione di tutti quei cibi di origine animale che potrebbero rientrare naturalmente nella dieta del gatto come uova (1 tuorlo a settimana), frattaglie e interiora (10 grammi al giorno), farina di ossa (Grau o Felini Complete), trippa verde o Kefir per un massimo di 10 gr/giorno o 70 a settimana.

Consigliato anche olio di girasole/mais/lino (1/2 cucchiano a gg alterni).

Sono invece, ovviamente, esclusi amidi e carboidrati, notoriamente deleteri per la salute del carnivoro. Quindi niente pane, pasta e derivati, riso e cereali di ogni genere. Sono tollerate, ma non consigliate le patate – che hanno un basso indice glicemico – ma sempre e comunque in percentuale non superiore al 10% rispetto al resto della dieta.

In linea di massima, tutto quanto rientra nelle succitate categorie è consigliabile ma non strettamente obbligatorio, ovvero l’alimentazione deve essere il più varia possibile senza tuttavia insistere arrivando a forzare quel singolo alimento che il vostro gatto non gradisce. Se mangia manzo, pollo, coniglio, anatra e quant’altro e proprio non gradisce il vitello, meglio non insistere. Rimarca come il dietologo possa consigliare la dieta migliore, ma solamente lo staff del gatto (noi), avendolo davanti quotidianamente, può capire dall’esperienza cosa il padrone gradisca oppure no. In particolare se il gatto passa da un’alimentazione fatta di cibo per gatti (pieno di appetizzanti e sapori artificiali messi proprio per “piacere” al gatto) ad un cibo naturale e sano ma che, in principio, potrebbe risultare insapore e ben poco appetibile rispetto al junk food a cui era abituato. Immaginate un bambino abituato ai sapori ricchi di McDonalds e merendine ultra zuccherose: quando gli date una sana minestra di verdure, la schifa inorridito. Eppure, sappiamo bene cosa sia sano e cosa no.

Per quanto riguarda l’integrazione, non ritiene necessario l’olio di krill sia per motivazioni etico-scientifiche (è prelevato dalle balene, pertanto innaturale dal momento che mai un gatto mangerebbe una balena nella vita reale) sia perché di fatto inutile se inserito nel quadro di un’alimentazione non corretta.

Estremamente interessante la sua opinione sulle modalità di assunzione del cibo. Ritiene innaturale e conseguentemente dannoso per la salute che il gatto faccia molti pasti nel corso della giornata. Essendo il gatto un predatore esso è naturalmente programmato per effettuare pasti lontani tra loro nel tempo ed è pertanto predisposto a lunghi digiuni. A differenza dell’uomo, che in quanto onnivoro può alimentarsi in continuazione di qualsiasi cosa la natura gli metta disposizione, il felino mangia solo in quelle rare e faticose occasioni in cui riesce a catturare una preda viva. Il gatto non è un umano da ciabatte e divano, con la dispensa sempre piena di pop corn e spuntini! Tentarlo con del cibo in continuazione, trasformandolo così in un ruminante, non solo ne affligge la forma ma può portare a gravi conseguenze quali la lipidosi epatica (una patologia che può portare alla morte) nel momento in cui il cibo dovesse venire a mancare. Provo a spiegarmi meglio. In un gatto abituato da sempre a pasti saltuari, il metabolismo è come dire “abituato” ad attingere con parsimonia dalle risorse interne e ricorre al catabolismo dei lipidi solo in condizioni estreme di digiuno prolungato. Al contrario, in un gatto abituato a pasti frequenti, il metabolismo si adatta ad assimilare e smaltire molto velocemente. Di conseguenza, nel momento in cui viene a mancare la consueta razione di cibo, il metabolismo inizia subito a catabolizzare i grassi per ricavare immediatamente dall’interno quanto non è giunto dall’esterno. Se ci pensiamo, è quanto avviene con noi umani quando ci mettiamo a dieta. Qualsiasi dietologo o personal trainer vi dirà che piccoli pasti frequenti accelerano il metabolismo favorendo il catabolismo lipidico (che ci fa dimagrire) mentre pochi pasti abbondanti rallentano il metabolismo favorendo l’accumulo di grassi. Il problema è che il gatto non è un umano, è un predatore. Il suo metabolismo è lento per garantirgli la sopravvivenza, nel caso in cui per 2-3 giorni di seguito la caccia dovesse andargli male. Non per nulla il gatto, come tutti i felini, passa gran parte del giorno a dormire. Risparmia energia.
E’ tuttavia oltremodo chiaro come in un gatto abituato a mangiare con frequenza, il passaggio ad un’alimentazione più rarefatta debba avvenire in modo estremamente graduale, viceversa il brusco passaggio favorirebbe proprio l’insorgere di quelle patologie che ci prefiggiamo di scongiurare. Per evitare crisi di fame consiglia di lasciare a disposizione del gatto piccoli spuntini di cibo naturale (vongole sgusciate, etc…) ma di evitare preferibilmente il cibo secco per le ovvie ragioni esposte sino ad ora e, se proprio necessario perché il gatto non mangia altro, scegliere almeno cibo secco grain-free.

Sempre riguardo le tempistiche e le modalità di assunzione dei nutrienti, va rimarcato quanto detto sui chelanti del fosforo. Sono totalmente inefficaci se somministrati lontano dai pasti e vanno pertanto assunti in coincidenza con il pasto per potersi legare al fosforo contenuto nel cibo.
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