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Mici e a-mici in copertina Consigli e recensioni sui libri e riviste che riguardano i nostri mici e a-mici.

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Vecchio 24-04-2018, 15:13   #21
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Predefinito Re: La città dei gatti

Per come la vedo io, Jung ha fatto una eclatante forzatura assimilando il coma profondo alla morte.
Anche supponendo che lo stadio del suo coma fosse stato il quarto, quindi l'ultimo, quello oltre il quale c'è solo la morte, resta il fatto che Jung non ha superato quello stadio e la prova è che non è morto.
L'unica volta che ha superato il quarto stadio è stato il 6 giugno 1961 quando morto per davvero.
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Vecchio 24-04-2018, 15:16   #22
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Predefinito Re: La città dei gatti

Qualcosa sulla terra la sappiamo fin d'ora.
Il sole tra 3/5 miliardi di anni diventerà una gigante rossa ed ingloberà mercurio e venere. La terra, se le andrà bene, sarà come vaporizzata. Poi il sole diventerà una nana bianca emettendo assai poca luce rispetto ad ora. Ma non tutta la comunità scientifica concorda con questi calcoli, potrebbe anche essere sparata fuori dall'orbita a causa dei forti venti solari
Certo è che anche le stelle hanno una durata di vita. Betelgeuse, nella costellazione di Orione, credo che non esista già più.
Questi scenari poco tranquillizzanti ma assai probabili, li vedo su programmi alla tele e mi chiedo: a che scopo allora tutto sto casino?


"Quando mi trastullo con la mia gatta chissà se essa non faccia di me il proprio passatempo più di quanto io faccia con lei" Montaigne
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Vecchio 24-04-2018, 17:59   #23
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L'unica volta che ha superato il quarto stadio è stato il 6 giugno 1961 quando morto per davvero.
eh si

le questioni spirituali sul dopo morte, per quanto ne vogliamo discutere, restano un personale atto di immaginazione in entrambi i casi. che si creda in un aldilà o meno, l'unica certezza per tutti resta che ora siamo vivi, tutti insieme, su questo pianeta... concentriamoci su questo, diamo valore al nostro tempo, alle nostre energie, alle nostre opere e alle relazioni con gli altri. per morire c'è sempre tempo, alla morte ci penseremo da morti


Anna Leo Ludo Tesla Biri Sestosenso Conrad ... Sharon Bender Krishna Romeo e Buscemino sotto il salice, Rourki sotto la quercia
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Vecchio 24-04-2018, 18:41   #24
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Predefinito Re: La città dei gatti

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eh si

le questioni spirituali sul dopo morte, per quanto ne vogliamo discutere, restano un personale atto di immaginazione in entrambi i casi. che si creda in un aldilà o meno, l'unica certezza per tutti resta che ora siamo vivi, tutti insieme, su questo pianeta... concentriamoci su questo, diamo valore al nostro tempo, alle nostre energie, alle nostre opere e alle relazioni con gli altri. per morire c'è sempre tempo, alla morte ci penseremo da morti
Sul dopo morte non avremo mai certezze, né in un senso e neppure in quello opposto, per quel che ne so io nessuno è mai tornato indietro a raccontare cosa c'è dopo, quindi concordo con te, meglio dirigere i nostri sforzi verso altri obiettivi, più alla nostra portata umana ma non per questo meno importanti, anzi!
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Vecchio 24-04-2018, 22:27   #25
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Predefinito Re: La città dei gatti

Ma non capisco il problema della morte ragazzi. Ognuno continua a pensarla come vuole, apparteniamo alla specie animale più evoluta, ma sempre primati siamo, forse poco capaci di astrazione pura.
Per quanto la fisica quantistica, anche in medicina, sta davvero rivoluzionando le cose, più che la genetica.
Avere certezze sul domani è possibile solo parlando di ambiente, ma anche con carte alla mano, poco e nulla si fa. Quindi fondamentalmente il primate uomo è stupidino. Pensa alla sua misera e breve vita, e non a quella dei suoi figli e nipoti, questa non è intelligenza è imbecillità allo stato puro, anche se fatta per guadagno sempre imbecillità rimane.


Quando tutto crolla, viene voglia di buttarsi insieme...
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Vecchio 25-04-2018, 12:08   #26
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Discorsi complessi e pensieri appena abbozzati:

Io in realtà penso che la morte sia un problema, di quale natura e quindi come approcciarlo non lo so.
La storia dell'umanità dice che è è un problema (parzialmente) risolto con una sorte di vita oltre la morte.
Alcuni filosofi dicono che durante la vita bisogna imparare a morire. E per definire la morte bisogna definire la vita, cosa a guardar bene, tutt'altro che semplice

Penso anche che sia stata l'evoluzione della mente a "creare" un meccanismo adattativo al problema morte. Siamo portati a pensarci come una dualità mente-corpo, da una parte c'è la mia attività mentale e dall'altra c'è il mio corpo che mi dà una mano. Questo modo di percepirci secondo me facilita l'ingresso del pensiero che ci sia qualcosa che sopravviva alla morte del corpo. E se c'è e cos'è non lo sappiamo

Poi, per quanto riguarda il fatto che siamo più evoluti di altre specie, penso che bisogna riflettere su quanto detto da Darwin e cioè che il processo evolutivo è un processo di specializzazione e non di progresso, non c'è direzionalità in questo senso, e pensare in termini di chi è più evoluto e chi meno è un esercizio antropocentrico elementare dal quale l'adulto non riesce a distaccarsi.

Penso spesso a cose di questo tipo:
-ma l'uomo ha prodotto la nona di Beethoven (per dirne una)
e mi rispondo:
-ma anche il ragno ha prodotto la sua "nona", la ragnatela, perfetta come la nona
noi non abbiamo strumenti per fare una ragnatela, come il ragno non ha strumenti comporre la nona.
A noi non serve una ragnatela, ai ragni non serve una nona
Specie diverse, specializzazioni diverse

Siamo una delle tante specie e soggetta, come le altre, ad un processo evolutivo che esula dalle nostre aspettative

Discorsi complessi, pensieri appena abbozzati appunto


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Vecchio 26-04-2018, 11:28   #27
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Complessi certo. Pensa a Piattelli Palmarini ed alle loro critiche godibilissime e molto argomentate su Darwin...


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Vecchio 26-04-2018, 12:40   #28
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Darwin è tuttora un cantiere aperto, ci sono molte persone che lo studiano attentamente approfondendo ed altrettante che prendono altre strade
I nuovi filoni di ricerca portano a una teoria dell’ "evoluzione estesa" come già disse tempo fa Stephen J. Gould, che è "darwiniana nel suo nucleo, ma più allargata e pluralista."

Tutti attingono da quello studioso scomodo che intuì che sarebbero volute generazioni per la comprensione della sua teoria. Al suo amico Huxley in una lettera dice: "calma, prudenza, ci vorranno generazioni, secoli, prima che la gente metabolizzi questa teoria.....che l'evoluzione non preveda alcun disegno è molto dura da accettare perché è troppo potente l'influenza del fraintendimento intenzionale"
Nel frattempo la scienza è andata avanti, tuttavia Darwin è ancora un cantiere aperto, ed è giusto che sia così

Pievani risponde così a Fodor e Piattelli Palmarini
Perché vi sia teoria rivale, i fattori interni dovrebbero render conto degli innumerevoli fenomeni che la teoria esistente sa spiegare, aggiungere fatti nuovi e ottenere tutto ciò adottando principi non riducibili a quelli darwiniani: una triplice sfida assai impegnativa. Nel libro prevale la pars destruens.
Gli « errori dei neodarwinisti» discenderebbero dall’aver inteso la selezione e l’adattamento come leggi universali, e inconfessabilmente finalistiche.
Le ricerche empiriche future stabiliranno se è alle porte un probabile darwinismo riveduto, oppure qualcosa di interamente nuovo, o viceversa un restyling superficiale. Il libro ha comunque il merito di evidenziare l’inconsistenza di quell’ «adattazionismo» caricaturale che alcuni storici e filosofi vorrebbero applicare a ogni campo dello scibile, di recente persino agli orientamenti politici. Ma l’obiettivo polemico passa dagli eccessi della psicologia evoluzionistica all’intera logica dell’evoluzione. Gli autori dedicano l’apertura a una netta presa di distanza da qualsivoglia dottrina del «Disegno Intelligente». Un gesto di chiarezza, che forse tradisce il timore che i presunti «errori di Darwin» siano strumentalizzati dai creazionisti: ma questa visione strutturalista sarebbe altrettanto integralmente naturalistica, oltre che più meccanicistica, di quella darwiniana. E’ utile quindi distinguere un’opposizione argomentata, per quanto difficilmente condivisibile sia, dalle polemiche di detrattori che usano ancora slogan ottocenteschi. La differenza sta proprio qui: in quanto scienza alle prese con i fatti, la teoria dell’evoluzione si sta evolvendo.
Telmo Pievani


Dibattiti sempre aperti!


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Vecchio 26-04-2018, 16:59   #29
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Sempre, ma è buona cosa che lo siano, perchè a volte i darwinisti non accettano altre idee se non le loro, anche se a volte le teorie non sono confermate dalla realtà. Chi studia genetica sa quanto a volte, le ricombinazioni casuali mandino tante cose all'aria. e quello che definiamo ora casuale, domani, viste le influenze che il Dna ha da cibo, ambiente e comportamento, casuale non lo sarà più...tutto affascinante, anche se molto complesso.


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Vecchio 27-04-2018, 13:12   #30
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Predefinito Re: La città dei gatti

I genetisti infatti collaborano al progetto di evoluzione della teoria evoluzionistica.
Scusate il gioco di parole.
Lo stesso Pievani ha introdotto il concetto di pattern evolutivi suddivisi in 4 gruppi fondamentali di cui pattern variazionali includono, per forza di cose, fattori genetici ed epigenetici; tra i neutralistici c'è la deriva genetica. In pratica nulla viene trascurato.

E meno male che a noi arrivano solo le briciole!!!!!


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